In un colpo d’occhio

  • L’iniziativa auspica la fine dell’allevamento intensivo in Svizzera, concedendo a tale scopo un periodo transitorio di 25 anni al massimo.
  • L’iniziativa vuole fissare lungimiranti criteri di tutela degli animali nella Costituzione. Intende ad esempio concedere uscite regolari in uno spazio esterno ai bovini, suini e al pollame, e molto più spazio nelle loro stabulazioni.
  • Al comitato d’iniziativa sta a cuore l’agricoltura svizzera. Perciò l’iniziativa richiede la regolazione dell’importazione che tenga conto dei nuovi standard svizzeri, per tutelare le aziende agricole indigene.

Lo sfondo dell’iniziativa

Sondaggi rappresentativi indicano regolarmente che la maggior parte della popolazione predilige carne proveniente da «detenzioni rispettose degli animali». Ciò contrasta con il fatto che il nostro consumo di prodotti animali è quasi interamente coperto da detenzioni industriali di animali da reddito.

I motivi di questa discordanza tra domanda e offerta sono molteplici e vanno dalla mancanza di conoscenze e di consapevolezza al marketing miliardario della lobby della carne, che continua a brandire il mito del paese di Heidi. L’iniziativa «No all’allevamento intensivo in Svizzera» vuole porre fine a questa situazione.

Testo dell’iniziativa

La Costituzione federale è modificata come segue:

Art. 80a (Detenzione di animali a scopo agricolo)

1 La Confederazione tutela la dignità dell’animale nell’ambito della detenzione a scopo agricolo. La dignità dell’animale include il diritto di non essere oggetto di allevamento intensivo.

 

2 L’allevamento intensivo consiste nell’allevamento industriale finalizzato alla produzione più efficiente possibile di prodotti animali, nell’ambito del quale il benessere degli animali è leso sistematicamente.

3 La Confederazione stabilisce criteri riguardanti in particolare il ricovero e la cura rispettosi dell’animale, l’accesso a spazi esterni, la macellazione e le dimensioni massime del gruppo per stalla.

4 La Confederazione emana prescrizioni sull’importazione di animali e di prodotti animali a fini alimentari che tengono conto del presente articolo.

Art. 197 BV (Disposizione transitoria dell’art. 80a)

Le disposizioni d’esecuzione relative alla detenzione di animali a scopo agricolo secondo l’articolo 80a possono prevedere termini transitori di 25 anni al massimo. La legislazione d’esecuzione deve stabilire requisiti relativi alla dignità dell’animale che corrispondono almeno a quelli delle direttive Bio Suisse 2018. Se entro tre anni dall’accettazione dell’articolo 80a la legislazione d’esecuzione non è entrata in vigore, il Consiglio federale emana provvisoriamente le disposizioni d’esecuzione mediante ordinanza.

Domande frequenti e risposte

Qual è l’effetto dell’iniziativa sulle piccole aziende contadine e d’alpeggio?

I cambiamenti auspicati non concernono le piccole aziende contadine e d’alpeggio, poiché queste non praticano «l’allevamento intensivo». L’iniziativa concerne solo le grandi «fabbriche di animali» industriali.

Come definire l’allevamento intensivo?

La definizione di allevamento intensivo considera le dimensioni dei gruppi e la negligenza sistematica delle necessità fondamentali degli animali.

Perché si parla di «esigenze» degli animali invece di un «divieto» dell’allevamento intensivo?

Gli animali non sono oggetti e meritano una particolare premura, trattandosi di esseri sensibili, la cui dignità è riconosciuta dalla Costituzione. Perciò l’iniziativa non chiede un classico divieto, bensì il rispetto delle esigenze degli animali nelle detenzioni.

Che ne è dei prodotti elaborati?

In futuro bisognerà accertare che i prodotti elaborati contengano solo ingredienti ottenuti in conformità con il nuovo testo costituzionale. I grandi distributori quali Coop e Migros si impegnano intensamente fin d’ora affinché i loro prodotti elaborati siano viepiù a base di uova di galline in libertà e ingredienti bio.

La Svizzera rimarrà un pascolo e un paese di contadini?

Sì. Spingendo le grandi aziende a ridurre i loro enormi effettivi di bestiame l’iniziativa offre alle piccole aziende contadine l’opportunità di profilarsi sul mercato e di ottenere prezzi onesti. Ciò sarà inoltre benefico per i contadini che già oggi somministrano pochi foraggi proteici (soia) e che puntano viepiù sul pascolo. Con l’allevamento intensivo i prezzi dei prodotti di provenienza animale sono troppo bassi per essere realistici. L’iniziativa contrasterebbe questo problema. Ne beneficerebbero soprattutto le piccole aziende contadine e quelle che esercitano nel rispetto della natura.

Ci sarà un termine transitorio?

Sì. Dato che molti allevamenti dovranno essere risanati è concesso un lungo periodo transitorio.

Che ne è delle disposizioni all’importazione?

L’iniziativa va messa in esecuzione conformemente al diritto internazionale. La Confederazione avrà il necessario margine di manovra. I divieti d’importazione sono conformi alle norme dell’OMC se i prodotti importati contravvengono alla «morale pubblica» di un paese. L’approvazione dell’iniziativa dimostrerebbe l’adempimento di questa condizione. Le limitazioni all’importazione di prodotti provenienti da allevamenti intensivi possono quindi essere applicate in conformità con il diritto internazionale. Per l’esecuzione pratica il legislatore può rinviare agli standard e ai marchi esteri in vigore circa la protezione degli animali.

Saranno molte le aziende che dovranno chiudere se non adempiono le esigenze?

Nessuna azienda dovrà chiudere. Occorre semplicemente creare condizioni più rispettose degli animali. Per dar loro i tempo di farlo è concesso un periodo transitorio massimo di 25 anni al massimo. In altre sedi è stato accertato che non si possono tollerare condizioni riprovevoli dal punto di vista etico: la popolazione svizzera ha già preso provvedimenti a favore del benessere degli animali vietando la detenzione di polli in batteria e di produrre foie gras. In questo caso concreto le condizioni sono assolutamente ragionevoli, visto il generoso periodo transitorio.

L’iniziativa mette in pericolo dei posti di lavoro in Svizzera?

Le aziende non dovranno chiudere, bensì ridurre il numero di animali per unità di superficie e garantire alcune condizioni quali lo strame e l’uscita in uno spazio esterno. Il numero di posti di lavoro non dovrebbe cambiare. Si può addirittura presumere che verranno creati nuovi posti, poiché ci sarà meno automazione.

Accettando l’iniziativa non si corre il rischio di fare importare più carne a buon mercato?

Il testo dell’iniziativa chiede alla Confederazione di emettere prescrizioni circa l’importazione di animali e prodotti di provenienza animale a fini alimentari. La carne proveniente da allevamenti intensivi non potrà più essere importata in Svizzera se l’iniziativa viene accettata.

Gli animali fanno parte del paesaggio svizzero e della nostra identità. Scompariranno?

Mucche pacificamente al pascolo e polli razzolando felici: ecco l’immagine che ci si fa dell’identità svizzera. L’iniziativa rafforzerà le aziende che corrispondono a questa immagine. Ai nostri paesaggi corrispondono pascoli, piccole aziende contadine e d’alpeggio, non fabbriche di animali in enormi cubi di cemento senza pascolo.

Pietre miliari

Idea di un’iniziativa contro l’allevamento intensivo

2016

Discutendo con rappresentanti di diversi settori è stato appurato che in Svizzera il sistema di detenzione degli animali da reddito non è tollerabile nell’attuale forma. Sentience Politics elabora le prime bozze dell’iniziativa.

Elaborazione del testo dell’iniziativa

2017

Sentience Politics, con la collaborazione di esperti in campo giuridico, elabora il testo dell’iniziativa popolare federale.

Fondazione del comitato d’iniziativa

2017

Viene creato il comitato d’iniziativa, composto da rappresentanti di diverse organizzazioni e partiti politici.

Esame

Mai 2018

La Cancelleria federale conferma che il modello di formulario inoltrato adempie tutte le esigenze legali. La raccolta di firme può avvenire senza ostacoli.

Lancio

Juni 2018

L’iniziativa «No all’allevamento intensivo in Svizzera» è ufficialmente lanciata a Berna. Il comitato ha ormai 18 mesi per raccogliere le 100 000 firme valide.

Consegna delle firme

September 2019

L’iniziativa è deposta presso la Cancelleria federale a Berna, con oltre 100 000 firme valide.

Riuscita

Oktober 2019

La Cancelleria federale conferma: l’iniziativa popolare è ufficialmente riuscita con 106 125 firme valide.

Il Consiglio federale esige un controprogetto

Januar 2020

Il Consiglio federale fa sapere che elaborerà un controprogetto diretto all’iniziativa. Il controprogetto sarà sottoposto al Parlamento.

In seguito?

2020-2022

Dalla consegna dell’iniziativa il Consiglio federale ha 18 mesi di tempo, ossia al più tardi entro marzo 2021, per redigere il suo messaggio riguardo all’iniziativa. La sua decisione sarà dapprima trattata dal Consiglio nazionale e dal Consiglio degli Stati, prima che l’iniziativa e il controprogetto siano sottoposti alla votazione popolare.